I want this series blown up and hung in my room.
Un giorno,prenderò la macchina,l’accenderò e verrò sotto casa tua per portarti al mare,che non piace nè a me,nè a te. Così non perderemo neanche tempo a guardare l’eterno ritorno delle onde e dell’acqua sporca di milioni di corpi. Suderemo al sole,ed evaporeremo,per poi piovere in terre lontane,e se in Norvegia si gelerà,diventeremo persino ghiaccio. Che il freddo è diventato scusa per farsi più vicini,la neve blocca le strade e i movimenti,ma non i corpi. Un giorno troveremo un’altra casa,che fare i nomadi sulle soglie altrui,diventa più ricerca frenetica di qualcosa di nostro,che non c’è. Un giorno. Poi ho pensato che dire un giorno,è procrastinazione estrema. Che rimando a domani,i sogni che non posso realizzare oggi,perchè non accetto la realtà. Un giorno,quale giorno? Quanto durerà quel giorno? Quanto male farà quando finirà? I sogni allontanano i mostri del tempo,ma ci sono sempre,sorgono e tramontano allungando le loro ombre sulle case che non hanno ancora costruito,e che non abbiamo ancora vissuto. Un giorno. L’indeciso diplomatico articolo indeterminativo che tiene tutti contenti. Ti vendo una possibilità,un giorno ipotetico in cambio di tutti questi. Ce la farai ad aspettarmi?
È così,ed è una cosa triste. Non avete più la possibilità di far gli strateghi in guerra,di assoggettare uomini e nazioni,e lo fate in amore. Che poi a vincere non è nessuno. Tutto è concesso,ma alla fine perdono tutti. Strategie in amore,quando l’unico modo per amare è essendo ciò che siamo. Non le corazze che portiamo. Ecco.
Ci pensi mai al fatto che usiamo Abito,sia come verbo,che come sostantivo? Forse è perchè la città ti veste,te la porti addosso,conosci ogni piega,e te la porti addosso. Ovunque tu vada,hai un lembo della tua casa con te.
Preparatevi,farà male.
30% di democrazia.